La frana

La frana di Niscemi del 2026 rappresenta l'ultimo capitolo di una saga secolare che minaccia l'identità e la continuità storica della città. Questa cronistoria documenta gli eventi principali per preservare la memoria collettiva e sensibilizzare sulla difesa del patrimonio identitario di Niscemi.

Niscemi è fondata su un altopiano argilloso-sabbioso soggetto a dissesti, registra la prima grande frana documentata nel marzo 1790, descritta dall'archeologo Saverio Landolina Nava come un "casma" con fratture larghe fino a 10 palmi, emissioni di gas e calore, che terrorizzò la popolazione spingendola a fuggire invocando i santi.

Tali fenomeni, legati alla geologia locale con sabbie su argille plastiche, si ripeterono nel tempo, segnando l'urbanistica della città normanna e borbonica. Questa frana non lambì mai le abitazioni e si verificò più a valle del centro abitato, si narra che i cittadini in quei giorni tumultuosi portarono nei luoghi del quartiere sante croci, il quadro della madonna del bosco che per i credenti fece arrestare la frana ed evitò che essa lambisse le case dei niscemesi. Ancora oggi come ricorrenza il quadro della madonna viene portato in processione in quei luoghi.

Il 12 ottobre 1997, una frana colpì il margine meridionale del centro abitato, causando gravi danni strutturali, evacuazione di circa 400 persone, demolizioni (inclusa la chiesa) e lesioni diffuse nei quartieri Sante Croci e Belvedere. Esperti confermarono la riattivazione di frane pregresse, senza fenomeni tettonici evidenti.

A partire dal 18 gennaio 2026, un'ondata di maltempo (ciclone "Harry") ha saturato i suoli con piogge intense. Il 16 gennaio si è verificato il primo collasso sul versante ovest (SP12), con abbassamenti di 6-7 metri, danni a gas e fibra ottica, evacuando 35 persone; il CNR-IRPI rilevò un fronte di 1,6 km verso valle Maroglio.

Il 25 gennaio, intorno alle 13, la frana si riattiva estendendosi a Sante Croci-Belvedere-torrente Benefizio-Pirillo (SP10), con cedimenti fino a 10 metri e evacuazioni immediate di oltre 500 persone, salite a circa 1000 nella notte. Il Palasport Pio La Torre diventa centro di accoglienza.

Il 26 gennaio il Consiglio dei Ministri dichiara lo stato di emergenza, seguito da ordinanze (n.1180 del 30 gennaio e n.1181 del 17 febbraio).

Il dissesto è una frana a scorrimento profondo in terreni argilloso-sabiosi saturi d'acqua, riattivata da piogge e falde superficiali, aggravata da perdite copiose della rete idrica e fognaria, scarichi abusivi nel Benefizio e mancanza di regimentazione idraulica nonostante piani UE e regionali (es. 14,52 mln € per il torrente). La storia di inazione post-1997 e vulnerabilità nota da secoli rende l'evento prevedibile, per tali ragioni la Procura di Gela ha aperto una indagine per accertare eventuali responsabilità.

 

(foto © Dimitri Di Noto)