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Il Comitato Evento Franoso Niscemi 2026 (CEFN) rende pubbliche le conclusioni del convegno «Quale futuro per Niscemi?»

La frana del 25 gennaio 2026 ha travolto Niscemi lasciando circa 1500 cittadini sfollati, 96.000 metri cubi di edificato a rischio demolizione e tre scuole perdute. Ma il Comitato rifiuta di leggere questo evento solo come tragedia. Il 25 gennaio, come ha sottolineato la Dirigente scolastica Prof.ssa Viviana Morello in apertura del convegno, è una «data periodizzante»: un momento in cui una comunità può scegliere di cambiare la propria storia.

Per questo, ogni mese il CEFN lancerà un'iniziativa pubblica per tenere alta l'attenzione su Niscemi. Come ha ricordato l'Avv. Francesco Rizzo, Presidente CEFN 2026: «Non dobbiamo commettere l'errore di dimenticare ciò che è necessario realizzare per Niscemi».

Il convegno ha documentato come Niscemi sia oggi monitorata con tecnologie all'avanguardia, frutto della collaborazione tra il settore privato e le istituzioni scientifiche nazionali.

Il Dr. Nicola Mezzetti, CEO di Téchnéos, ha illustrato il sistema di interferometria satellitare differenziale (DInSAR): satelliti radar che misurano spostamenti millimetrici del suolo indipendentemente dalle condizioni meteorologiche, con dati disponibili in serie storica dal 2016. La costellazione italiana COSMO-SkyMed, con risoluzione 50 volte superiore ai satelliti europei Sentinel, è disponibile gratuitamente per gli enti locali e i soggetti pubblici. Significa che il Comune di Niscemi potrebbe attivare oggi stesso, con costi accessibili e il supporto di un'università, un sistema di monitoraggio proattivo del proprio territorio.

Il Dr. Stefano Branca, Direttore del Dipartimento Vulcani dell'INGV, ha illustrato la rete di monitoraggio già installata: 11 stazioni GNSS mobili, 4 accelerometri in edifici pubblici (che hanno registrato il crollo della croce il 9 febbraio 2026), e 2 sonde geochimiche nei pozzi di Belvedere e Sperlinga, che hanno già escluso la presenza di gas profondi. Questa infrastruttura scientifica va istituzionalizzata come presidio permanente, non smantellata al termine dell'emergenza.

Grande interesse ha suscitato il contributo di un gruppo di urbanisti e architetti delle Università di Catania e Siracusa — il Prof. Fausto Carmelo Nigrelli, il Prof. Francesco Martinico, l'Arch. Carmelo Antonuccio e l'Arch. Eliana Fischer — che hanno presentato il modello «Green City» come alternativa concreta e storicamente fondata alle New Town. Presente al tavolo anche la Prof.ssa Laura Saija.

Le New Town sono già fallite: i nuovi insediamenti costruiti dopo il terremoto del Belice e dopo quello de L'Aquila — quest'ultimi costati allo Stato 2.800 euro al metro quadro — sono oggi in gran parte vuoti e abbandonati. «La città non è fatta di case, ma di persone», ha detto il Prof. Nigrelli.

Niscemi, invece, possiede già le risorse per rispondere all'emergenza abitativa. La popolazione, in 10 anni, è scesa da più di 27.000 abitanti nel 2016 a meno di 25.000 di oggi: il patrimonio edilizio inutilizzato — incluse le case acquisite dal Comune per abuso edilizio — è sufficiente a ospitare gli 800 sfollati senza consumare un metro quadro di nuovo suolo. Acquistare, ristrutturare e rendere antisismici questi immobili costerà molto meno di costruire da zero, darà lavoro alle piccole imprese edili locali e restituirà vita al centro storico.

L'area della Zona Rossa, una volta demoliti gli edifici insalvabili, non resterà una cicatrice: diventerà un grande parco pubblico drenante con sistemi di raccolta delle acque meteoriche, alberature per l'assorbimento di CO₂ e percorsi ciclopedonali. Una rete verde nel cuore della città, sul modello delle «città spugna» che in tutta Europa stanno diventando lo standard per la resilienza climatica.

Grazie ad un intervento dal pubblico, emerge con chiarezza il paradosso che blocca la rinascita di Niscemi: «Siamo pieni di fondi. Mancano i progetti, le strutture, gli uffici». La Sicilia ha a disposizione 6,8 miliardi di euro tra fondi strutturali 2021-2027 e PNRR, ma ne ha speso meno del 18%. E Niscemi si posiziona ai livelli massimi dell'indice composito di fragilità comunale calcolato dall'Istat.

Sul fronte degli indennizzi, il CEFN fa propria la richiesta emersa dal pubblico: i ristori alle famiglie sfollate devono essere calcolati sul costo reale di ricostruzione e adeguamento
antisismico — stimato tra 1.300 e 1.500 euro al metro quadro — e non sul valore di mercato svalutato degli immobili colpiti (400-500 euro al mq). La differenza non è tecnica: è una questione di giustizia.

Infine, il Prof. Martinico ha ricordato che la comunità deve battersi affinché le risorse che arriveranno non siano destinate interamente ai ristori individuali, ma che una quota  significativa venga investita nella riqualificazione complessiva della città.

Il Vescovo di Piazza Armerina, Mons. Rosario Gisana, ha annunciato due interventi immediati della Caritas. Il primo è un fondo di microcredito a tasso zero, sostenuto dalla Caritas regionale e nazionale, attivabile contattando il direttore della Caritas Diocesana. Il secondo è la costruzione di un complesso scolastico — scuola dell'infanzia e elementare — su terreni messi a disposizione dalle Suore Orsoline e dalla Diocesi, con un finanziamento di 3,2 milioni di euro dalla Caritas Nazionale, con l'obiettivo di completare i lavori entro settembre 2026 per permettere ai bambini di tornare a scuola.

Il Comitato Evento Franoso Niscemi 2026 chiede formalmente al Commissario straordinario, alla Regione Siciliana e al Governo nazionale:

  • che i ristori alle famiglie sfollate siano calcolati sul costo di ricostruzione reale, non sul valore di mercato;
  • che vengano valutate tecniche di monitoraggio permanenti e sostenibili prendendo spunto da eventi e confronti con tecnici e specialisti in modo da convivere meglio con il rischio frana;
  • che il profilo della città venga ridefinito insieme agli specialisti e al comitato cittadino, valutando soluzioni intelligenti, sostenibili e condivise.

«Niscemi può diventare un modello per tutte le città in contrazione: partire da una catastrofe per dimostrare come una comunità possa cambiare il proprio futuro»
— Prof. Fausto Carmelo Nigrelli, Università di Catania