Uno studioso dovrebbe essere in grado di discernere e tenere rigorosamente separate le opinioni di natura scientifica da quelle più o meno “inquinate” da ideologie personali o anche indotte da orientamenti politici, questo va ricordato.
Nel 2026, la tecnologia in generale, e la geo-tecnologia in particolare, permettono di realizzare opere che sfidano e spostano in avanti, spesso anche notevolmente, i limiti della fisica.
Ricordiamo che i paesi ad alto PIL fanno a gara nel realizzare edifici che sfidano la gravità e le forze della natura, anche in ambienti incoerenti. Gli unici limiti da considerare non sono tecnici, bensì economici, nonché una valutazione del rapporto costo/beneficio che vede un denominatore molto variabile. Il beneficio di realizzare un’opera grande e costosa a Niscemi e per i suoi abitanti ha lo stesso peso rispetto ad una realtà diversa come, per esempio, Milano o Abu-Dhabi? Il territorio, il tessuto economico e le persone hanno lo stesso valore ovunque nel mondo?
Mettere in sicurezza il costone si può, così come si possono costruire grattacieli alti 1000mt, dighe gigantesche, perforazioni profonde km (con un andamento magari non solo verticale): bisogna solo individuare quegli interventi che, singolarmente e/o in sinergia tra di loro, assicurino un’efficacia ed un’efficienza che duri nel tempo.
Parlare di “muraglione” è fuori luogo e volutamente fuorviante per le persone prive di un know-how tecnico, politici compresi. Forse buttato lì, insieme a tante altre affermazioni, con l’intento di far passare il messaggio che nulla si può fare e che nulla conviene fare.
Tutto dipende dal valore che viene attribuito a Niscemi ed al niscemese, alla dignità che gli viene riconosciuta, agli interventi di cui lo si considera “meritevole”.
Ecco, dunque, la nostra proposta:
Invece del “muraglione tozziano”, serve ricreare una scarpata che costituirà il “piede” del costone, realizzata con materiali e tecniche esecutive studiate ad hoc.
In estrema sintesi, si dovrà procedere almeno con i seguenti interventi:
- Compattazione della zona a valle, ora pseudo-pianeggiante, che ha accolto i milioni di metri cubi di costone franato;
- Esecuzione, sempre nella zona a valle ora compattata, di un’indagine geologica con maglia 20x20mt, allo scopo di verificare, tramite l’analisi delle carote estratte in regime “indisturbato”, la stratigrafia del sottosuolo, individuando gli strati di materiale “forte” e resistente alla liquefazione e al taglio;
- Realizzazione di una barriera di pali piantati con vibro-infissione o attraverso foro pilota, con una profondità tale da ancorarsi negli strati più consistenti, lasciando un rilevato di 3-4 mt (testa pali);
- Realizzazione, inglobando la testa pali, di un primo piano di terrazzamento costituito da gabbionate in acciaio riempite con rocce di pezzatura adeguata;
- Inserimento, tra la fine del terrazzamento e la scarpata che via via si sta creando, di uno o più tubi drenanti;
- Proseguimento dei terrazzamenti a più piani, appoggiati al costone, fino al raggiungimento della quota pavimentazione urbana1.
La soluzione dei terrazzamenti con vincolo (pali profondi) sulla traslazione orizzontale dei piani permette gradi di libertà adeguati ad assecondare e contenere ulteriori movimenti, che un “muraglione” non sarebbe in grado di assicurare;
Inoltre, essendo il 90% delle frane per costituzione definite come “idro-attivate”, si rende necessario eliminare l’accumulo idrico sottostante la città e rendere il costone sabbioso più resiliente:
- Mappatura delle falde acquifere che attraversano Niscemi, sia in termini di profondità che di direzione, e messa in atto di un sistema di sbarramento a monte (barriera bentonitica) con pozzi e pompe di estrazione a monte della barriera stessa, per convogliare l’acqua in un invaso appositamente realizzato nella piana, in zona sicura, dotato di un impianto di potabilizzazione per erogare l’acqua 24/24h a Niscemi ed oltre2;
- Convogliamento, con riduzione dell’energia cinetica, delle acque meteoriche in valloni di raccolta a valle, per abbattere il rischio di erosione dei costoni e la permeazione delle acque negli strati più o meno profondi. Realizzazione aggiuntiva di bacini piezometrici intermedi di “calma”;
- Studio della possibilità, con tecniche già consolidate, di iniezione profonda di consolidanti chimici per rendere gli strati sabbiosi sovrastanti l’argilla coesi, impermeabili ed insensibili al fenomeno della liquefazione;
- Eliminazione delle perdite dei sottoservizi costituiti da rete idrica/fognaria e monitoraggio nel tempo;
- Realizzazione di un’indagine non distruttiva con georadar o altro sistema, per identificare cavità e/o irregolarità nel sottosuolo dell’abitato e successivo riempimento mediante apposite resine. Ripetizione dell’indagine su base semestrale prima, annuale poi;
- Promozione di un vero “cambio di paradigma” nella gestione del manto stradale, specie nelle zone periferiche prospicienti i costoni, con l’utilizzo di contratti quadro di manutenzione a garanzia di interventi di sigillatura tempestivi;
- Allungamento, fin dove possibile, del tunnel in CLS del torrente Benefizio e riempimento del vallone sovrastante il tunnel stesso, in modo da consolidare le due sponde opposte (contrada Banco e Trappeto/Marinnuzza), con la creazione di un terrapieno che si presterebbe anche alla realizzazione di un’area verde attrezzata.
Concludiamo con l’auspicio che questa tragedia possa essere il punto di partenza per una messa in sicurezza definitiva dell’abitato e una contestuale rigenerazione urbana secondo i più moderni canoni. Per i cittadini di Niscemi, per tutta la Sicilia, per il Paese.
1. Questo tipo di intervento è peraltro già stato eseguito a Niscemi nella fascia sottostante il Belvedere e l’Ex cinema (lato ovest), mostrando piena efficacia, sebbene su una estensione verticale più limitata.
2. Nel territorio della provincia esistono già esempi del genere, realizzati decenni or sono per finalità diverse, ma uguali nella tecnica.